IL
CUCCHIAIO SERVE ANCORA
Da
piccoli, la domenica a casa dello zio Riccardo era un appuntamento imperdibile.
Per noi ogni stanza rappresentava un mondo da esplorare, un’avventura da
inventare. Ma tra tutti gli oggetti che popolavano quei corridoi il più ambito
da noi bambini è sempre stato un vecchio cucchiaio bucato, conservato in fondo
al cassetto delle posate. Proprio così, un cucchiaio con un buco! A prima vista poteva sembrare un
cucchiaio qualsiasi, ma quante storie ed esperienze indimenticabili nascondeva
quel semplice pezzo d’acciaio.
La
prima volta che l’ho trovato in quel cassetto ero incuriosito. Non capivo cosa
faceva quel cucchiaio di acciaio vecchio, rotto e in apparenza inservibile fra
altri cucchiai preziosi d’argento. Glielo fai vedere a mio fratello, pero
siccome lui non dimostró essere tanto interessato nella questione del
cucchiaio, mi avviai a scoprire il segreto da solo. Proprio io che volevo
sempre trovare risposte a tutto mi avvicinai allo zio con l’oggetto in mano.
“Zio
Riccardo!”chiamai mentre guardavo il
cucchiaio con un pó di disprezzo, “Perché conservi questo vecchio cucchiaio? A
cosa ti serve?”. Lo zio si giró e guardandomi agli occhi dolcemente mi rispose,
“Non
serve piú a nulla adesso, ma ha servito per calmare la fame di tanta gente nel
passato, inoltre ha stimolato la tua curiositá e in questo modo ho potuto
parlare con te di ció”.
“E
allora, se non serve di nulla ormai, perché non lo butti via?”
Zio
Riccardo si avvicinó e si mise in ginocchia davanti a me. Un piccolo sorriso di
tenerezza si dipinse sulle sue labbra e prendedomi dalle spalle mi disse:
“Sai
caro nipote, non lo butto via perché quando lo vedo mi fa ricordare
l’importanza della solidarietá in tempi difficili, che porta all’ugualianza per
tutti”.
“Di
che cosa parli, zio? Non capisco, mi puoi spiegare?”, domandai incuriosito piú
che mai.
“Caro
Gabriele, ogni volta che apro quel cassetto e mi ritrovo con questo cucchiaio
bucato, scopro che questo semplice pezzo di acciaio é e sará sempre necessario
per riflettere, e cosí non dimenticare mai la ingiustizia sofferta durante le
guerre”.